Venerdì 11 novembre 2016

Marta Boscolo Marchi

Museo di Arte Orientale – Venezia

 

Marta Boscolo Marchi è direttore del Museo d’arte orientale di Venezia da febbraio 2015.
Laureata a Bologna in Discipline dell’arte, della musica e dello spettacolo, si è specializzata in arte medievale a Padova, dove ha conseguito anche il titolo di dottore di ricerca.
In Soprintendenza, dove lavora dal 2012, segue l’ufficio catalogo e l’archivio e cura gli itinerari di valorizzazione sul territorio.
Essendo stata assegnata al Museo d’arte orientale, dal 2012 si occupa di arte giapponese, in particolare di stampe. Tra le sue pubblicazioni più recenti vi è infatti un saggio sulle stampe di Hiroshige nella collezione del Museo.


“Un mondo lieve che esalta i piaceri della vita come la mutevolezza delle mode che trascorrono al pari delle stagioni, della notorietà e della bellezza: è il mondo del lusso e delle ricchezze che si fanno e si disfano nello spazio di un sogno, dell’attrazione e del diniego, dell’appagamento e del tedio. Un mondo veloce e scintillante che incalza, ma subito è già passato”.
Così Giancarlo Calza descrive la nuova società urbana che si era affermata nel tardo periodo Edo (1600-1868). Con l’affermazione del ceto medio e della classe mercantile nella nuova capitale amministrativa del Giappone, Edo – attuale Tokyo –, si era infatti sviluppata anche una nuova cultura artistica. I gusti del nuovo ceto emergente si riflettevano sullo spettacolo, la letteratura e l’arte. In questo settore conobbe un grande successo l’incisione: ad essa si dedicarono artisti di primo ordine, coinvolti da abili editori. I nishikie, le stampe broccato del periodo Edo maturo, diffusero i temi della pittura tradizionale, veicolando anche nuovi generi, come lo yakushae, il ritratto di attore del teatro kabuki, altro fenomeno legato alla vita urbana dei grandi centri come Edo e Osaka.
La xilografia non soppiantò naturalmente la pittura tradizionale su carta o seta, che continuava ad essere prodotta per daimyō e samurai, tuttavia venne a diffondere una cultura visiva vitale fino al periodo Meiji, quando lentamente la fortuna della stampa cominciò a declinare soppiantata dalla fotografia. Pubblicitarie, ludiche, pedagogiche, le stampe, di una ricchezza grafica incredibile, conobbero un successo che perdurò sino all’avvento della fotografia nel XIX secolo e seppero conservare un ruolo sociale ed estetico fino ai primi anni del XX.
I protagonisti di questa feconda stagione artistica sono ben rappresentati nella collezione del Museo d’arte orientale di Venezia, che conserva oltre dodicimila immagini a stampa del mondo fluttuante. Tra questi il celebre Hokusai, del quale il museo espone ben due rotoli dipinti, stampe e diversi libri illustrati tra i quali i celebri manga, manuali didattici in quindici volumi destinati ai suoi allievi e a tutti coloro che desideravano imparare a disegnare prendendo a modello la natura.
L’influenza di Hokusai è palpabile nella produzione di un altro grande protagonista dell’ultima stagione artistica giapponese prima dell’apertura delle frontiere all’Occidente: Utagawa Hiroshige, indiscusso maestro del paesaggio, definito il “cantore della natura”. A fine Ottocento l’arte di Hiroshige affascinò e conquistò l’Europa, i pittori impressionisti e soprattutto Van Gogh, che replicò a olio due delle xilografie presenti in collezione, I pruni di Kameido e il celeberrimo Acquazzone improvviso sul ponte Ōhashi ad Atake.
Frequente fu la sua collaborazione con altri artisti della scuola Utagawa, come Kunisada e Kuniyoshi, con i quali collaborò a diversi progetti editoriali.
Kunisada fu il più prolifico e popolare autore di stampe ukyioe e la sua fama in vita sorpassò di gran lunga quella dei suoi contemporanei, Hokusai e Hiroshige. Purtroppo le vicende della critica artistica occidentale gli riservarono a lungo, insieme a Hiroshige, il ruolo di decadente, fino agli inizi degli anni Novanta, quando Jan von Doesburg e Sebastian Izzard riscoprirono e rivalutarono la sua figura. Noto per la sua produzione di stampe dedicate alle beltà femminili, le opere di Kunisada sorprendono tuttora per la ricchezza di dettagli, l’opulenza del colore e, più che qualsiasi altro autore, incarnano perfettamente il principio della stampa broccato (nishikie).
Celebre soprattutto per le sue immagini di guerrieri, in stampe singole o composte, Kuniyoshi eccelse anche nella stampe di teatro kabuki, di spiriti, paesaggi, dipinti religiosi, investigando i generi più diversi. La sua produzione fu estremamente feconda, le sue immagini dinamiche e vivaci. La sua vena scherzosa gli permise di creare, con colti riferimenti alla cultura della tradizione, garbate satire della classe dei bushi, guerrieri, e celebri Ōtsu-e, dipinti popolareschi venduti ai pellegrini e ai viaggiatori.

 

Se volete scaricare la slides proiettate durante la ricca conferenza della dottoressa Boscolo Marchi potete farlo da questo link.

 

In calce, alcuni delle immagini – ricordo della serata.