Lunedì 12 marzo 2018

Cristiano Chesi

Università di Pavia

 

Ha un dottorato in Scienze Cognitive (tesi sulla formalizzazione di grammatiche minimaliste) ed è laureato in Scienze della Comunicazione (con una tesi sui problemi legati all’acquisizione del linguaggio verbale nei bambini sordi) presso l’Università di Siena.

Attualmente professore associato di linguistica presso lo IUSS di Pavia, direttore del centro NETS (IUSS Center for Neurocognition, Epistemology and theoretical Syntax) e docente di Linguistica Computazionale presso l’Università di Siena.
Si occupa di natural language processing (formalizzazione grammatiche, parsing e traduzione automatica), language acquisition e language impairment (principalmente sordità).

E’ stato responsabile dello sviluppo e della gestione di grammatiche per il miglioramento del riconoscimento/sintesi del parlato presso il Microsoft Language Development Center di Lisbona.


Facciamo due assunzioni radicali e futuristiche:
– da un lato pensiamo che la lingua possa essere svincolata dal cervello e dal corpo umano che la usa solitamente;
– dall’altro assumiamo che macchine (o alieni) di vario tipo, con “corpi” e “cervelli” diversi dai nostri, possano apprenderla, migliorarla e usarla per comunicare tra di loro.

Che margine di “perfezionamento” avrebbe questa lingua “liberata” dai vincoli che la nostra mente e il nostro corpo ci impongono?
Se ad esempio potessimo usare la telepatia, il linguaggio che potremmo utilizzare sarebbe diverso da quello che conosciamo noi oggi?

Questa riflessione, a cavallo tra la linguistica computazionale e la filosofia del linguaggio, si dipanerà tra le assunzioni Minimaliste (Chomsky 1995), partendo da una riflessione su come i bambini, quando si trovano in condizioni normali, apprendono con facilità le lingue naturali, mentre le macchine non riescono (ancora) a farlo. In questo percorso discuteremo brevemente i limiti della “filosofia del corpo” (“Embodied cognition” Lakoff & Johnson 1999), del relativismo linguistico (noto anche come “ipotesi Sapir-Whorf”) e dell’apprendimento del linguaggio basato solo sull’esperienza d’uso dello stesso (Tomasello 2000).

Serata estremamente interessante, quella dedicata ai margini di miglioramento del linguaggio (umano e non) da parte del nostro Ospite, il professor Chesi.

Ecco alcune delle foto della serata, ancora una volta grazie all’amico Gianpietro Bevilacqua.

Puoi rivedere l’intera serata da questo link: