Venerdì 3 aprile 2020

Renato GIOVANNOLI

(Semiologo, scrittore)

 

Renato Giovannoli (1956) è bibliotecario, insegnante di filosofia e ricercatore indipendente nel campo dei cultural studies e della semiotica della cultura. I vortici di van Gogh sono l’oggetto di un suo saggio in corso di pubblicazione e si è occupato di science fiction in La scienza della fantascienza (1982; nuove edizioni accresciute e completamente rinnovate 1991 e 2015) e Come costruire la Biblioteca di Babele, a dispetto degli errori di Borges (2015). Ha inoltre curato l’edizione, corredata di un apparato storico e filologico, delle Fiabe del tempo futuro in stile Novecento di Antonio Rubino (2012). Temi logici ed epistemologici sono al centro anche dei suoi saggi Elementare, Wittgenstein! Filosofia del racconto poliziesco (2007) e La farfalla e il Leviatano. Indagini filosofiche su Lewis Carroll (2017). Ha in cantiere uno studio su Montale e la fantascienza.

 

Abstract


Le forme vorticose e più in generale turbolente che deformano i paesaggi di van Gogh dipinti tra il 1888 e il 1890 sono state spesso lette come sintomi del disagio psichico patito dal pittore. In realtà, l’arte di van Gogh è un’arte a vocazione “diagrammatica”, che fa tesoro non solo della tradizione artistica estremo-orientale, da sempre particolarmente attenta alle metamorfosi della natura, ma anche dell’immaginario scientifico occidentale.

Prima del cubismo, van Gogh trasfigura la realtà in forme geometriche, servendosi, a differenza dei cubisti, che impongono a tutto forme poliedriche, una geometria “fluida” e tuttavia non priva di rigore matematico. «Sono nel pieno di un calcolo complicato da cui scaturiscono tele dipinte in fretta ma a lungo calcolate in precedenza», scrive al fratello Theo nel 1888.

Con buoni motivi, dunque, le sue opere, la cui superficie è concepita come un vero campo fluidodinamico, sono state analizzate sulla base della fisica dei moti vorticosi (instabilità di Kelvin-Helmholtz, teoria della turbolenza di Kolmogorov). E se non si può non prendere atto delle intuizioni “spontanee” di van Gogh nel campo della dinamica dei fluidi, rese evidenti dal confronto tra i suoi dipinti e le immagini prodotte dalle più recenti tecnologie di visualizzazione scientifica, è possibile in questo quadro anche percorrere piste di ricerca che mettano il pittore in più stretto rapporto con la storia della scienza. Considerare, per esempio, l’ipotesi di una possibile influsso dai diagrammi con cui Cartesio raffigurava nubi e vortici cosmici sulla sua innovativa tecnica pittorica, e soprattutto tenere conto del suo interesse per l’astronomia, che attraverso la lettura di opere divulgative illustrate – in particolare quelle di Camille Flammarion, nelle quali il positivismo si tinge di misticismo – lo porterà a essere il primo artista a raffigurare una galassia a spirale.