Niels Birbaumer

UNIVERSITÀ DI TÜBINGEN (GERMANIA)OSPEDALE S.CAMILLO – VENEZIA

Giulia Cisotto

RICERCATRICE ASSOCIATA, UNIVERSITA’ DI KEIO, YOKOHAMA, GIAPPONE

 

Niels Birbaumer è professore e ricercatore nell’ambito delle Neuroscienze e svolge la sua attività principalmente tra l’Istituto di Psicologia Medica e di  Neurobiologia Comportamentale dell’Università di Tübingen, dove insegna dal 1993, il Centro di Magnetoencefalografia di cui è Direttore dallo stesso anno presso la medesima città di Tübingen (Germania) e l’IRCCS Fondazione Ospedale San Camillo del Lido di Venezia con cui collabora dal 2008.
Birbaumer ha iniziato gli studi presso l’Università di Vienna dove, al termine di un percorso di studi dedicato alla psicologia, alla statistica e alla storia dell’arte, ha conseguito la laurea e successivamente il Dottorato di ricerca (1969) in Psicologia con una tesi sull’elettroencefalografia dei non vedenti.
Nel 1975 è divenuto professore e da quel momento ha insegnato in numerose Università in Europa e nel mondo, tra cui l’Università di Tübingen e quella di Monaco in Germania, l’Università della Pennsylvania negli USA, l’Università di Trento e quella di Padova in Italia e molte altre.
La sua attività scientifica copre numerosi campi delle neuroscienze spaziando dagli studi sull’ansia, al trattamento del dolore, dell’epilessia, dell’ictus, della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e di molte altre neuropatologie.
Per la sua intensa attività scientifica Birbaumer è stato insignito di numerosi premi e riconoscimenti. E’ revisore di molteplici riviste internazionali tra le più quotate quali Nature, Proceedings of the National Academy of Science (PNAS), PLoS One, ecc.
Negli ultimi quindici anni il suo interesse si è focalizzato sulle cosiddette Interfacce Computer-Cervello (Brain-Computer Interface, BCI) e la loro applicazione sia come strumento di comunicazione alternativa sia come ausilio nella riabilitazione motoria di pazienti parzialmente o completamente paralizzati da patologie quali SLA, ictus, tetraplegia, danni al midollo spinale.

Pazienti completamente bloccati hanno perso la capacità di interagire con l’ambiente attraverso mezzi comportamentali; sono incapaci di controllare i movimenti dei muscoli per produrre parole, gesti o anche solo movimenti degli occhi per rispondere si o no a delle domande. Tuttavia, non c’è ragione per supporre che il loro sistema cognitivo sia debilitato. Una via potenziale per abilitare questo tipo di pazienti a interagire con l’ambiente è la creazione di un’interfaccia cervello – computer, attraverso la quale essi possono comunicare con il mondo esterno senza necessità di altri mezzi. Birbaumer è uno dei leader nel campo: assieme ai suoi colleghi sta lavorando per interpretare il significato dell’attività cerebrale in risposta a semplici domande e abituare questi pazienti a far uso di questo strumento. Un altro possibile uso di questa tecnologia è la neuroriabilitazione di pazienti dopo un attacco.


Alla riuscita della serata collaborerà Giulia Cisotto, in qualità di coordinatrice della Conferenza. Amica de “la Via delle scienze”, attualmente lavora come ricercatrice associata presso l’Università di Keio (Yokohama – Giappone) nel campo delle interfacce cervello – computer.

 

 

 

 

 

 

Alcune immagini della serata

Un incontro nel quale un grade uomo di scienza ci ha aperto una finestra del tutto non convenzionale sul nostro cervello e sulla mente, mostrandoci le enormi capacità di adattamento di cui disponiamo e riuscendo a rendere simapatico e perfino divertente l’approccio a temi così impegnativi e alti.Come sempre, presentiamo alcune foto riprese durante l’avvenimento.

Letture per approfondire…

Brain - Il cervello: istruzioni per l'uso

di Rob Desalle – Ian Tattersall

Codice edizioni, Torino 2013

Il cervello degli esseri umani è il prodotto di una storia lunga e disordinata, un processo evolutivo tutt’altro che lineare il cui esito, per molti aspetti sorprendente, è la fisiologia attuale di questo chilo e mezzo di materia cerebrale racchiusa nel nostro cranio: eccentrica, creativa, potente e allo stesso tempo delicata, in gran parte ancora misteriosa. Ian Tattersall e Rob DeSalle ripercorrono il viaggio evolutivo del cervello e del sistema nervoso, a partire dalla loro fisionomia primitiva fino alla straordinaria complessità di Homo sapiens. Un viaggio che è anche l’occasione per i due autori di affrontare alcune questioni fondamentali delle neuroscienze: lo sviluppo e l’unicità della coscienza umana, le differenze tra il cervello dell’uomo e quello degli altri animali, l’importanza del linguaggio e della memoria, e molto altro.

Qualcosa, la fuori

di Enrico Bellone

Codice edizioni, Torino 2011

Tutti gli esseri umani cercano tracce di regolarità nell’ambiente che li ospita: se queste non ci fossero la sopravvivenza sarebbe impossibile. Le persone usano gli organi di senso e il cervello, e colgono colori, suoni, sapori e ruvidezze in quegli oggetti esterni che vengono disposti in uno spazio tridimensionale e dei quali si percepiscono mutazioni nel tempo. Emergono così le regolarità del senso comune e delle leggi di natura. Eppure, nonostante entrambe funzionino, sta crescendo l’abisso che separa il senso comune dalla scienza: già nel Seicento Galilei, Boyle, Locke e Newton avevano sostenuto che certe qualità degli oggetti (come i colori) non sono reali, bensì creazioni del cervello. La scienza contemporanea si è spinta oltre, fino a criticare le nozioni quotidiane di oggetto, spazio e tempo; e le neuroscienze ci aprono nuovi orizzonti, dove al centro è collocato il cervello come creatore di ciò che il senso comune continua a chiamare realtà. C’è qualcosa, là fuori, ma la sua struttura è costruita dai nostri neuroni. Nuovi problemi, insomma, per storici e filosofi.

La semplessità

di Alain Berthoz

Codice edizioni, Torino 2011

Gli organismi viventi interagiscono continuamente con l’esterno, elaborando informazioni per trasformarle in decisioni e comportamenti come attaccare una preda, afferrare un oggetto in movimento, camminare, ma anche comporre un’opera musicale, creare uno slogan pubblicitario o scrivere una storia.

Temi egualmente complessi, a fronte dei quali il nostro cervello non può adottare né soluzioni troppo semplici perché non risolverebbero i problemi, né troppo sofisticate perché rallenterebbero e renderebbero troppo costosi i processi neuronali.

La soluzione passa invece attraverso chiare deviazioni dalla strada maestra della logica, in grado di organizzare con originalità, eleganza e creatività la complessità del mondo e dei processi naturali che lo regolano.

Quanto siamo responsabili?

di M.De Caro – A.Lavazza – G.Sartori

Codice edizioni, Torino 2013

Qualità individuale, virtù pubblica, fondamento dei legami e delle relazioni: il concetto di responsabilità è tanto pervasivo quanto apparentemente intuitivo, ma in realtà a uno sguardo più attento rivela grandi sorprese e questioni aperte. Mario De Caro, Andrea Lavazza e Giuseppe Sartori, proseguendo l’analisi condotta in “Siamo davvero liberi?”, incrociano i risultati delle neuroscienze e della psicologia sperimentale, le indagini filosofiche e gli aspetti giuridici. Se il mondo e il cervello sono deterministici, può esistere la responsabilità? Fino a che punto è possibile attribuirsi le conseguenze di un’azione? Quando, in sede penale, possiamo essere imputabili di un reato? Cosa significa, in definitiva, una vita vissuta responsabilmente? Domande fondamentali non solo sul piano intellettuale, ma anche per le loro ricadute sulla nostra esistenza e sulla società.

La felicità della ricerca

di Shimon Edelman

Codice edizioni, Torino 2013

La ricerca della felicità è da secoli un mantra per filosofi e letterati. Lo psicologo Shimon Edelman, partendo dall’immagine della mente come macchina complessa e stratificata che accumula sempre nuove esperienze, inverte gli elementi della formula per dimostrare che la felicità non sta tanto nel raggiungimento di un particolare stato esistenziale, quanto nell’incessante processo di crescita di tutti noi. Letteratura e filosofia fanno da ideale contrappunto, nelle pagine di Edelman, al ritratto della nostra mente disegnato in questi anni da scansioni e imaging cerebrali. “La felicità della ricerca” è un connubio tra rigore scientifico e approccio poetico e visionario; l’ultima, definitiva prova che oggi le neuroscienze sono in grado di offrire un importante contributo alla comprensione di noi stessi e della nostra vita.