Giovedì 15 novembre 2018

Giuseppe Zollino

Università di Padova

È Professore presso la Scuola di Ingegneria dell’Università di Padova, direttore del Centro Ricerche Fusione della stessa Università e membro del Consiglio di Amministrazione del Consorzio RFX. Dal 2013 al 2016 è stato Presidente di Sogin, la Società pubblica responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Dal 2007 al 2013 è stato Delegato Nazionale italiano nel Comitato Energia del 7° Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo Tecnologico dell’Unione Europea. Dal 2001 al 2006, è stato membro del segretariato della Commissione Parlamentare Industria Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo. Ha maturato significative esperienze in attività di ricerca all’estero, in particolare in Giappone e Stati Uniti. È autore o co-autore di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche, di cui oltre 80 su riviste internazionali, sulle tecnologie per la fusione nucleare e sulle valutazioni tecnico-economiche di scenari energetici.


 

Energia è sviluppo e qualità della vita. E il mondo ha fame di energia, da soddisfare con fonti abbondanti e diffuse, con il minimo impatto ambientale e costi accettabili. Fin dagli albori dell’industrializzazione sono state sviluppate numerose tecnologie energetiche, a cominciare dall’idroelettrico, che hanno soddisfatto la crescente domanda. Oggi sappiamo che alcune fonti devono essere sostituite da altre con minore impatto ambientale ed in particolare con minore emissione di anidride carbonica. La conoscenza scientifica ha già fornito alternative come il solare e l’eolico, fonti rinnovabili che non emettono CO2; come del resto l’energia nucleare. Sinora abbiamo ben sviluppato Il processo di fissione -cioè la scissione di un nucleo di Uranio in due frammenti- alla base delle centrali nucleari che oggi forniscono un quarto del fabbisogno elettrico europeo; ma la fissione inevitabilmente produce “scarti” che rimangono radioattivi per molte migliaia di anni. Invece, con la fusione 2 nuclei di idrogeno per generare un nucleo di elio si libera una quantità di energia ancora maggiore che con la fissione, senza “scarti” radioattivi, come avviene su tutte le stelle dell’universo. Riprodurre la fusione sulla terra consentirebbe di soddisfare il fabbisogno di energia dell’umanità intera, per sempre (data l’abbondanza di idrogeno), in modo intrinsecamente sicuro e senza alcun impatto ambientale. Ma quanto manca ancora prima di poter mettere alla prova una “macchina” in grado di produrre energia elettrica da fusione? Ed ha senso continuare ad investire nello suo sviluppo?

Una serata ricchissima di informazioni, serie e documentate, sulle problematiche legate al fabbisogno energetico dell’umanità e su come affrontarle in modo concreto e non ideologico.

Ecco alcune delle foto della serata, ancora una volta grazie all’amico Gianpietro Bevilacqua.

Puoi rivedere l’intera serata da questo link: